Notizie generali

Il comune di Pertica Alta si colloca nella porzione nord-occidentale della Valle Sabbia, ed è un punto di snodo tra i rilievi montuosi che dividono la Valle del Chiese dalla confinante Valle Trompia.

Il territorio compreso entro i suoi confini amministrativi si estende su una superficie complessiva di 20,88 kmq: è tra i maggiori territori valsabbini per estensione con una superficie agraria e forestale di 19,78 kmq e un’area improduttiva di 1,10 kmq.
Il territorio del comune di Pertica Alta è diviso in sei frazioni (Belprato, Livemmo, Odeno, Lavino, Navono, Noffo). La sede amministrativa è localizzata nella frazione Livemmo.

LA POPOLAZIONE
Alla data dell’ultimo censimento (2001) la popolazione di Pertica Alta contava 608 abitanti (294 maschi e 314 femmine), con una densità di 29 abitanti per kmq. Il numero delle famiglie censite era pari a 271, con un numero medio di componenti per famiglia che si attestava a 2,24.

LE ATTIVITA' ECONOMICHE
La situazione del mercato occupazionale di Pertica Alta riflette i rapidi e profondi mutamenti avvenuti, negli ultimi decenni, nel mondo sociale e in quello del lavoro. Nell’arco di un ventennio, l’occupazione nel settore agricolo è diminuita costantemente, non trovando però compensazione nella crescita degli altri settori.
La popolazione di Pertica Alta trova attualmente occupazione nei maggiori centri del fondovalle valsabbino (Vestone, Casto, Pertica Bassa, Sabbio), dove a partire dagli anni Settanta del Novecento si è sviluppato un importante tessuto di piccole e medie imprese dedite in particolare ad attività legate ai settori siderurgico e meccanico.
Il territorio del comune di Pertica Alta è indubbiamente un’area a forte potenzialità turistica: il patrimonio naturale e quello storico-artistico, rappresentano varie opportunità che in questa fase vengono sfruttate solo parzialmente. Infatti il flusso turistico al quale è legata la realtà di Pertica Alta interessa soprattutto week-end o vacanze brevi vacanze estive. Di richiamo è anche la manifestazione legata al Carnevale di Livemmo.

L'AGRICOLTURA
Le caratteristiche strutturali dell’agricoltura di Pertica Alta sono il risultato delle condizioni naturali, sociali e giuridiche che hanno agito nel tempo sul settore. Dal Dopoguerra ad oggi, l’agricoltura ha subito una profonda evoluzione. Molte aziende troppo piccole, non strutturate e poco redditizie sono scomparse, spesso in occasione dell’avvicendamento generazionale. I pochi giovani rimasti hanno avuto, in qualche fortunato caso, la possibilità di ampliare le aziende e procedere ad una ristrutturazione. Nonostante la razionalizzazione di cui si accennava più sopra, l’agricoltura di Pertica Alta è ancora caratterizzata da piccole imprese a gestione familiare.
Date le caratteristiche del paesaggio, il settore di produzione principale è rappresentato dall’allevamento bovino. Comparto che permette di valorizzare la superficie agricola utile, costituita per buona parte da prati naturali e pascoli, ai quali si aggiungono i pascoli alpestri e 6 malghe di proprietà comunale.
Il contributo dell’agricoltura all’economia di Pertica Alta va però ben oltre la produzione di alimenti e va valutato in funzione del suo ruolo multifunzionale. Appunto per questo, nel territorio delle Pertiche l’agricoltura va vista quale fornitrice non solo di prodotti naturali, ma anche di un servizio. In quest’ottica le prestazioni del settore primario si estendono alla salvaguardia del paesaggio e delle aree naturali di pregio, fino alla trasmissione alle nuove generazioni del patrimonio di cultura e tradizioni della terra (saperi), di cui fanno parte i tipici prodotti agricoli

Da sempre il suo territorio suscita la curiosità del turista di passaggio per la singolarità della sua storia e delle sue tradizioni, ma in primo luogo per la varietà e la ricchezza dei suoi paesaggi.
Gli oltre 30 kmq del suo territorio ospitano, oltre a quelle sopra menzionate, anche la comunità di Forno d’Ono, sede del Municipio.
Le quattro frazioni, con poche centinaia, se non decine, di abitanti (710 in totale al 31 dicembre 2004) appaiono quali piccoli grappoli di case abbarbicate sui due versanti della valle formata dal torrente Degnone, sovrastate e quasi protette dalle maestose guglie dolomitiche della Corna Blacca (2006 m. slm.).
Popolazioni preromane come i Celti dovettero sicuramente abitare questa valle. Il loro ricordo è rimasto nei nomi di alcune località, come Avenone che ricorda i Galli Vennoni.
Anche i Romani dovettero mostrare interesse per la Pertica, assegnandone il territorio ai veterani degli eserciti imperiali, come ricorda lo stesso nome, essendo la pertica un’antica unità di misura proprio romana.
Al tardo periodo imperiale (IV-V secolo d.C.) sembrano ascrivibili numerosi frammenti di embrici, pesi da telaio e qualche moneta di bronzo occasionalmente riportati alla luce da scavi o smottamenti naturali presso l’abitato di Avenone e quello di Forno d’Ono.
Il Cristianesimo dovette affermarsi a fatica in queste valli riposte, tenacemente legate alla tradizione romana e quindi pagana. Solo in età carolingia (VIII-IX secolo) ebbe luogo l’edificazione dei primi centri di culto della nuova religione, le pievi, fra le quali quella di Savallo. Da essa le comunità della Pertica dipesero religiosamente fino al XIV secolo, quando iniziarono a mostrare il desiderio sempre più marcato di rendersi autonome.
Fu infatti in quel periodo che nei centri di Avenone, Levrange e Ono Degno sorsero piccoli ospizi per i viandanti o cappelle votive soggette alla pieve e dedicate rispettivamente a S. Bartolomeo, S. Martino e S. Lorenzo.
Nello stesso periodo si andò delineando anche una più precisa organizzazione amministrativa e economica delle tre comunità.
La vera novità fu data dalla nascita del comune come entità politica autonoma costituita dai capifamiglia. L’origine della Universitas Comunis Pertichae Vallis Sabii, comprendente anche le comunità dell’odierna Pertica Alta, quale solida struttura politico-amministrativa, risale certamente al XIV secolo, poiché nel 1382 essa si dotò di propri Statuti tesi a regolare le attività politiche e quelle economiche.
Il secolo XIV fu apportatore di un’altra grande novità per i borghi della Pertica, la cui economia era da sempre basata sulle attività agricolopastorali, vale a dire la lavorazione del ferro, destinata a accrescere il benessere dei montanari, tanto che nel XVII secolo lungo il corso del Degnone sorgevano due forni fusori e numerose fucine.
La costruzione del forno fusorio più antico risale al 1320, quando Lanfranco Alberghini, discendente da nobile famiglia di parte guelfa riparata a Marmentino durante l’assedio della città di Brescia da parte dell’imperatore Federico II, scelse le rive del Degnone per impiantare una nuova attività.
Fu però il figlio Bertolino a portare a termine il progetto nel 1335, dando così inizio, con la costruzione delle prime abitazioni per le maestranze e di una piccola chiesa (1338), alla fondazione di un nuovo borgo che prenderà il nome attuale di Forno d’Ono.
La famiglia Alberghini, grazie al commercio del ferro, prosperò a tal punto che nel 1401 Alberghino, nipote di Bertolino, fu investito del feudo comprendente la Pertica, il Savallese e altri territori della Valle Sabbia e della Valle Trompia.
Poco più tardi, nel 1427, anche la Pertica, come tutto il territorio bresciano, entrò a far parte della Repubblica di Venezia. Iniziò in questo modo un lungo periodo di pace e di benessere, grazie soprattutto ai privilegi e alle esenzioni concessi dal governo della Serenissima in cambio di aiuti, ma anche segnato da gravi catastrofi, quali il passaggio delle truppe di Niccolò Piccinino al soldo dei Visconti, che per rappresaglia distrussero nel 1439 l’abitato di Avenone con una o più case torri, la inondazione che colpì Forno d’Ono nel 1460, distruggendo molte abitazioni e danneggiando la chiesa, e, non ultima, la pestilenza del 1630 che decimò la popolazione, risparmiando in tutta la Valle Sabbia solo l’abitato di Ono Degno.
Quando nel 1797 le truppe francesi del generale Bonaparte abbatterono il governo della Serenissima, la Pertica entrò a far parte della Repubblica Cisalpina, divenuta Repubblica Italiana nel 1802 e Regno d’Italia solo tre anni più tardi. Il territorio della Pertica fu assegnato al Dipartimento del Mella e quindi al Distretto delle Fucine, con capoluogo Nozza.
Nel 1814 la dominazione francese fu sostituita da quella austriaca, che si dimostrò ancora più soffocante della precedente per i montanari che rimpiangevano i privilegi loro concessi dal governo di Venezia. I paesi della Pertica, assegnati al Distretto XVII di Vestone, pur già stremati furono oberati da esose imposte e da restrizioni economiche e politiche.
Per questo anche qui, come altrove, fu accolta di buon grado la nascita nel 1861 del Regno d’Italia di Vittorio Emanuele II.
Da quel momento la Pertica ha seguito le sorti di tutto il Paese fino ai giorni nostri, affrontando dure prove quali sono stati i due conflitti mondiali ai quali la popolazione contribuì con un pesante tributo di sangue, come ricordano i monumenti ai Caduti. Il territorio della Pertica fra il 1944 e la fine del secondo conflitto fu anche teatro delle operazioni belliche della brigata partigiana delle Fiamme Verdi intitolata a Giacomo Perlasca, forte di oltre 200 uomini e che contò ben 32 caduti.
Ancor più dolorosa fu la calamità naturale che nel 1959 portò al crollo dell’intero abitato di Levrange. La tenacia degli abitanti, pur così gravemente colpiti, consentì però di ricostruire il paese dopo soli tre anni in un luogo geologicamente più sicuro.