Da visitare

CHIESA DI SANT'ANDREA DI BARBAINE - clicca per maggiori informazioni
Edificio risalente al XIV secolo. L'architettura del Trecento lombardo si evidenzia nelle monofore romaniche strombate della parete sud e nelle monofore ogivali del campanile.

La pala, opera dello statunitense Woodron Robarge, fu donata dai parrocchiani di Novato (California) all’atto dell'inaugurazione dei restauri (28 giugno 1987) finanziati da Angelo Turrini, la cui famiglia emigrò da Pertica Alta verso gli Stati Uniti d’America alla fine dell’Ottocento. L'affresco più pregevole è quello della Crocifissione da alcuni accostato al Maestro di Nave. Presso la chiesa è stato collocato il sacrario ai caduti nella lotta di Liberazione, i cui nomi figurano su altrettante steli. Poco distante, si può ammirare la settecentesca cappella di Barbaine.

PARROCCHIALE DI LIVEMMO - >clicca per maggiori informazioni
Dedicata a San Marco Evangelista, unica parrocchiale intitolata a questo santo in Valle Sabbia, venne ricostruita a partire dal 1490. Il campanile fu eretto nel 1648 da Giacomo Lascioli. All’interno si possono ammirare dipinti di Pietro Marone e Pietro Scalvini, in soase lignee dei maestri della famiglia Pialorsi di Levrange detti Boscaì, autori anche degli intagli degli altari e dei banconi da sacrestia.

PARROCCHIALE DI ODENO - clicca per maggiori informazioni
Consacrata al culto di Sant'Apollonio, la parrocchiale domina la vallata del Tovere. Riedificata nel corso del XVI secolo, conserva al proprio interno una pala seicentesca di Giovan Battista Bonomini di Livemmo. Fa bella mostra una soasa di Francesco Pialorsi (1705 circa), realizzata insieme ai Bertoli e agli Obertini.

CHIESA DI NAVONO - clicca per maggiori informazioni
Edificata a partire dai primi anni del Seicento (1611) è dedicata al Santo Nome di Dio. Contiene opere lignee di Francesco Pialorsi (1724), di Giovan Battista Bonomi (1756) e marmoree degli artisti rezzatesi Paolo Bonpastone e Domenico Tagliani. Sono inoltre presenti dipinti degli artisti Quintini.

ORATORIO DI S. ROCCO - clicca per maggiori informazioni
Collocato sul suggestivo passo che separa Livemmo ad Avenone, venne edificato nel 1630 per voto contro la peste di manzoniana memoria.

PARROCHIALE DI LAVINO - clicca per maggiori informazioni
Dedicata a San Michele arcangelo, venne realizzata nel periodo compreso tra il 1713 e il 1720. Il tabernacolo è opera dell’artista rezzatese Paolo Bonpastone (1772) e ancona di Carlo Antonio Bragnoni (1775). Di notevole pregio una soasa di Faustino Bonomi (1733) e una pala seicentesca attribuita al Bagnadore. Nel locale adibito a sacrestia sono conservati due pannelli lignei dipinti datati 1541.

ORATORIO DI S. BERNARDO - clicca per maggiori informazioni
Edificato nell’arco di tempo compreso tra il 1775 e il 1780 su progetto del bovegnese Bartolomeo Gatta, è localizzato lungo il percorso della vecchia strada che dalle Pertiche conduceva a Nozza.

PARROCCHIALE DI BELPRATO - clicca per maggiori informazioni
Dedicata alla devozione di Sant'Antonio abate, raffigurato nella pala dell'altare maggiore, opera di Antonio Paglia, racchiusa in soasa lignea dei Boscaì. Un'altra pala è dell’artista gavardese Francesco Nomenta (1840).

IL FORNO FUSORIO DI LIVEMMO - clicca per maggiori informazioni
Nel 1999 il Forno di Livemmo, da più di 150 anni in disuso e dimenticato nella boscaglia, del quale si potevano invidiare solo alcune cavità semisepolte (depositi di carbone), è stato oggetto di una ricerca archivistico-documentale da parte dello storico dell’economia Giancarlo Marchesi. Dall’indagine è emersa la complessità dell’apparto architettonico dell’impianto fusorio di Livemmo e la grande importanza rivestita in passato da tale struttura produttiva. Grazie alle mappe ottocentesce è stato possibile risalire all’esatta localizzazione dei vari elementi di cui si componeva il complesso: dalla “macchina” di fusione, il cosiddetto “cannecchio”, ai depositi di carbone, agli spazi di stoccaggio del minerale.
Nel 2001 l’area sulla quale insiste l’antico impianto è stata acquisita al patrimonio comunale di Pertica Alta e, nello stesso anno, è stata oggetto di una operazione di disboscamento.
Nel luglio del 2004 è iniziata una attenta e mirata campagna di scavi guidata dall’archeologo Brogiolo. L’équipe che ha condotto le operazione di scavo si prefiggeva di riportare alla luce almeno una parte dei resti dell’impianto fusorio. Grazie a tale campagna, nell’estate 2004 è stato possibile far emergere la struttura del “cannecchio”, vale a dire la “macchina” fusoria.
Tale ritrovamento ha un’importanza notevole nel campo dell’archeologia industriale, poiché il Forno di Livemmo è l’unica struttura fusoria del Bresciano che abbia conservato l’aspetto primordiale, cioè quello descritto dagli statuti di Valle Sabbia del 1573. Infatti il Forno fusorio di Livemmo, posto lungo il torrente Tovere, è una testimonianza viva dell’attività che per secoli ha animato l’economia delle valli bresciane.
Ad una analisi attenta emerge che la località di Livemmo ha visto nascere il “cannecchio”, vale a dire l’altoforno “alla bresciana”, il tipo di impianto metallurgico che costituì, per i tre secoli dell’età moderna, un vero e proprio primato tecnologico degli operatori mierario-metallurgici delle valli bresciane.